venerdì 30 dicembre 2011

Il mostro della politica.

La storia del secondo Novecento è caraterizzata dalla leadership della Democrazia Cristiana. Un partito dichiaratamente anticomunista ma di fatto venato da una simpatia culturale verso il comunismo inteso come statalismo. Simpatia sempre più accentuata fino a diventare progressivamente, prima con l’alleanza con il PSI poi con il compromesso storico non solo un modo di pensare, ma un modo di operare. Lo Stato-il pubblico divenne così una sorta di mostro kafkiano che si espandeva gonfiandosi a spese della società civile al cui servizio continuava a dichiararsi. Il mostro divenne una Idra a mille teste fatte di Regioni, Province, Comuni, Comunità, Ato, Aziende Sanitarie, Centri di servizi e chi più ne ha più ne metta. Il cittadino perse la sua centralità a favore degli operatori. Appoggiati dal Sindacato un nuovo mostro che insinuava i suoi tentacoli in tutti gli spazi non occupati dall’Idra politica, condividendo la mission della occupazione per l’occupazione. Così ora s’è presa l’abitudine di valutare i problemi dal punto di vista degli operatori della burocrazia non del cittadino, dal punto di vista degli operatori della sanità e dell’assistenza non dell’ammalato o del bisognoso di assistenza. Le mille teste operano in sintonia di Casta, come sanguisughe unite nell’obiettivo di succhiare il sangue della società civile, prodotto da quei pochi che sono rimasti a lavorare. Il mostro si comporta come l’edera che ha ricoperto tutto l’albero succhiandone la linfa. Ma ora l’albero rinsecchito sta per cadere trascinando nella caduta anche l’edera. Sarà mai possibile tagliare l’edera per far respirare l’albero prima che sia troppo tardi? Ci sarà in giro un Arcangelo in grado di uccidere il mostro dalle mille teste, prima che si accasci esangue il corpo della società civile sul quale il drago si è sviluppato come un cancro dalle metastasi impazzite?...

lunedì 13 settembre 2010

Nè a destra nè a sinistra nè al centro.

E’ passato un anno dal mio ultimo post di politica. L’ultimo è stata la provocazione sulla riscrittura dell’Inno di Mameli. Non ho trovato di che scrivere in questo anno, schifato dal teatrino della politica sempre più lontano dalla realtà. Sono andato perdendo ogni giorno di più la speranza che potesse nascere una alternativa. Ora Fini mi sono convinto che la speranza possa essere Fini, con il suo Futuro e Libertà. Speranza gelata subito come un albero in fioritura dalla gelata primaverile, al vedere come praticamente si muovono i suoi uomini.
Se Futuro e Libertà deve essere una conta tra gli ex AN, ha ragione Berlusconi, Fini si sta creando una sua aziendina politica. Mi auguravo avesse il coraggio di un sogno I have dream. Il sogno dell’Italia del Futuro e quindi di un Partito non di ex, ma di gente che si ritrova su una nuova idea.
Nè a destra né a sinistra e neppure al centro. Sono termini e collocazioni che si richiamano alla politica del XX secolo. Il terzo millennio si apre con la rivoluzione della globalizzazione, che va affrontata con nuovi schemi mentali. Il fenomeno dell’immigrazione ne fa parte ed è la prima conseguenza. Non ci si può opporre o accettare da destra e da sinistra. Va affrontato con un nuovo atteggiamento mentale in termini di integrazione, tra popoli, culture e religioni. Sotto l’ombrello della libertà della persona umana, assunta come valore che in ogni parte del mondo distingue l’uomo dall’animale.
Non hanno più senso le frontiere, ma non per questo deve venir meno il sentimento dell’identità e dell’appartenenza dei popoli. Deve rafforzarsi il valore dell’italianità, negli italiani cittadini del mondo. In questa prospettiva non ha senso dividerci tra padani del nord e del sud.
In questi anni la sinistra ha abbassato l’asticella dei diritti fino a farci cadere nella cacca. E’ necessario si alzi l’asticella dei doveri, proponendo i diritti solo come conseguenza dei doveri. Il diritto al lavoro nasce dal dovere personale del lavoro per contribuire alla crescita della comunità di cui si fa parte. In caso contrario, per chi non ha il senso del dovere, può nascere solo un diritto all’assistenza umanitaria.
Con Futuro e Libertà la politica deve tornare ad essere la capacità di progettare appunto il Futuro della Libertà, solo allora può diventare il partito di quelli che credono ancora alla politica, di gente che arriva delusa da varie provenienze, ma che deve essere accolta non guardando alla provenienza ed al passato, ma guardando alle idee ed alle speranze che vogliono coltivare insieme per il Futuro.

venerdì 21 agosto 2009

L'inno di Mameli.

Sul problema dell'inno nazionale avevo scritto un post il 23 luglio dell'anno scorso, che ricopio nuovamente perchè, purtroppo, tornato d'attualità...


L'inno di Mameli,
Ora che i 900 parlamentari, avendo risolto i porblemi di Berlusconi, sono rimasti senza lavoro, perchè non impegnarli a riscrivere l'inno di Mameli, per evitare nuovi mal di pancia a Bossi.Alla musica ci siamo abituati... le parole in effetti sono orribili!... Un concorso tra i novecento a chi scriverà il nuovo testo, che metta d'accoro Fini, Bossi e Berlusconi...Come agli esami di maturità si potrebbe suggerire una traccia del genere:

Fratelli d’Italia
l’Italia è la Patria
che il sangue di eroi
ha fatto per noi.
Dov’è la vittoria?
Dipende da noi
l’impegno di ognuno
la Patria farà.
Mettiamoci assieme
uniamo le forze
l’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
di grandi la stirpe
perchè siamo il popolo
erede di Roma.
Torniamo ad unirci
guardando al passato,
creiamo un futuro
che grande sarà.
Mettiamoci assieme,
uniamo le forze,
l’Italia chiamò.

Ma chissà cosa può uscire dalle menti dei nostri parlamentari!!!
Pubblicato da Piutti a 15.31

lunedì 3 agosto 2009

Essere&Avere.


Per ideologia politica si intende un insieme di ideali etici e quindi di principi dai quali discende un progetto su come la società dovrebbe organizzarsi, per calare i propri ideali nella realtà. Il fatto che le ideologie siano diventate troppo spesso dei paraventi dietro ai quali nascondere i propri interessi personali, ha portato alla morte delle ideologie. Ma senza una idea non c’è un progetto, e senza un progetto, la politica diventa inevitabilmente la notte nella quale tutte le vacche sono nere.
L’idea del bipolarismo nasce sul presupposto che ci sia un bianco e un nero e che il cittadino possa scegliere tra i due colori. Ma se il buio è così pesto che non si riescono a vedere i colori, come si fa a scegliere? E’ quindi indispensabile ripartire dalle idee. Fare luce con le idee, perché si possa distinguere su come le idee vengano attuate in pratica, e si possa giudicare quindi sulla bontà dell’idea e sulla coerenza nell’applicarla.
Secondo E. Fromm la distinzione di fondo tra gli uomini è tra quelli che ritengono di doversi realizzare nell’avere e quelli nell’essere. Sono le due idee, chiaramente distinte alle quali ci si può rifare, per distinguere i due poli. Due idee come due fari che illuminano due campi diversi, nei quali si raccolgono a discutere ed a progettare, da un lato quelli che ritengono come massima aspirazione l’avere, dall’altro quelli che pensano piuttosto al proprio modo di essere, ed all’avere solo come ad un mezzo subordinato da valorizzare in funzione dell’essere.
Potrebbe sembrare tutto troppo semplicistico e banale. Ma trattandosi di due metri diversi di valutazione, applicati in qualsiasi contesto ci portano inevitabilmente ad atteggiamenti e ragionamenti diversi. Dai due diversi principi nascono due diverse modalità di vedere la società, di immaginare la felicità dell’individuo all’interno della società, di organizzare la società perché possa concorrere alla felicità dell’individuo.
Se il Partito democratico decidesse in quale campo collocarsi e decidesse ogni suo intervento alla luce del principio prescelto, obbligherebbe il Partito della Libertà a collocarsi nell’altro campo, torneremmo alle ideologie nel senso più positivo del termine, avremmo un vero bipolarismo.
Solo per fare un esempio i fautori dell’ideologia dell’avere, saranno costretti ad immaginare uno Stato forte in grado di dirimere le controversie tra gli uomini scatenati come lupi e sbranarsi la preda, i fautori dell’ideologia dell’essere dovranno immaginare una società come palestra che consenta agli individui di realizzarsi…
Al lettore la libertà di sbizzarrirsi ad immaginare come nelle situazioni particolari della vita sociale si declinano in modo diverso le due ideologie….
(nella foto: Pilato...)

venerdì 31 luglio 2009

Il ricco Epulone.


Io vengo dai tempi della politica delle ideologie. Ci dividevano addirittura diverse visioni del mondo. Tra l’utopia marxista e lo statalismo dei postfascisti correvano degli abissi. Oggi, cadute le ideologie, sono caduti gli abissi. Faccio fatica a trovare un criterio per interpretare la società … Mi sono ricordato allora di quel che mi diceva il mio vecchio parroco: nel Vangelo sin trova una spiegazione a tutte le situazioni della vita dell’uomo. Ho quindi cercato una spiegazione al mio sbandamento in un sistema politico senza riferimenti. E l’ho trovato nella parabola del ricco epulone. Mi pare che interpreti molto bene la situazione “bipolare” per la quale un gruppo si è accomodato a tavola, assieme al ricco epulone, l’altro si è sistemato sotto il tavolo a raccogliere le bricciole…
Non sarà sempre così! Verrà il giorno in cui gli uni e gli altri scenderanno in piazza a cercare l’appoggio degli storpi, dei ciechi dei muti e dei giocatori di bocce. E non è da escludere che quelli che oggi raccolgono le briciole domani siedano a tavola, per aver ottenuto da la maggioranza dei consensi da parte d’un popolo sempre meno interessato al gioco dell’alternanza al tavolo del ricco epulone, che non potendo far altro, è sempre portato a condannare quelli che stanno mangiando pur sapendo che gli altri, una volta conquistate le sedie, non mangeranno di meno.

sabato 18 luglio 2009

La nostalgia del mare.

Se la democrazia si regge sul consenso, tuttavia l’alternativa al consenso per interesse può essere il consenso su una prospettiva ideale.
Se vuoi costruire una nave, raduna gli uomini e ispira loro la nostalgia del mare “Saint Exupery”
Il mare è quello d’una società che metta al centro la persona umana, che appunto si realizza completamente nella società.
Una persona assolutamente libera nel pensare e che nell’agire deve trovare un unico limite alla propria liberta nella libertà degli altri.
La società vista quindi come sistema di relazioni per favorire il realizzarsi degli individui come persone. Se il sociale favorisce il realizzarsi del personale, si deve favorire e richiedere l’impegno degli individui nel sociale realizzando la democrazia partecipativa. La società dovrà intervenire a favore dell’individuo per il principio di sussidiarietà, ma il sistema di relazioni dovrà svilupparsi sul principio della solidarietà. “Ciò che tu puoi fare per gli altri è solo una goccia nell’oceano, ma è ciò che dà significato alla tua vita” (A.Schweitzer)
Una visione che non si oppone ad altre ma che si propone come alternativa, che unisce tutti quelli che la condividono anche se hanno interpretazioni diverse sulle modalità più opportune per giungere all’affermarsi dell’alternativa. Anche se non condivido i modi di fare di Di Pietro o di Grillo, l’importante e che condividiamo la visione d’una società più giusta.

lunedì 13 luglio 2009

Idee e consenso.

Mi spiegava il mio vice Sindaco, ora Governatore della Regione, Tondo che la politica è un problema di consenso, non di idee e progetti e tanto meno di destra e di sinistra. La democrazia si basa sul consenso, e ci sono due tipi di consenso: quello delle bocciofile e quello dei circoli culturali. In una bocciofila prometti un contributo e di porti a casa cento voti. In un circolo culturale sprechi ore in discussioni infinite ed alla fine non guadagni nulla in termini di consenso elettorale. Ma non basta! Alla bocciofila di danno il voto per il contributo, non gli interessa altro. Non ti chiedono conto di cosa fai con il loro voto. La tecnica della bocciofile ad altro livello, la si può utilizzare con le categorie, con la Chiesa ecc.: si concede un vantaggio e si ottiene un consenso. Non su un programma o su un progetto, ma sul benefit concesso, e quindi senza che nessuna ti venga a chiedere ragione di come stai utilizzando il consenso ottenuto. Quando hai messo vicino tanti pacchetti di consensi da fare il 51% puoi fare ciò che vuoi….E’ un po’ ciò che avveniva nella prima repubblica, quando il consenso poggiava sulla ideologia. Si formavano dei consensi ideologici: le parrocchie democristiane, socialiste, comuniste. Il consenso garantito su un presupposto ideologico veniva utilizzato dai capi delle parrocchie, per fare gli accordi di potere in massima libertà.
La sinistra invece continua a seguire la strada impossibile del consenso dei circoli culturali. Ora si propone di imboccarla il PD. E’ una strada impossibile perché l’Italia dei circoli e quella dei “Si, ma pero…” Appena ti arrischi a proporre una idea, scatta la voglia di distinguersi, e si finisce in una discussione inutile su cento idee che per principio vogliono passare per le più originali e quindi sono irriducibili di fronte a qualsiasi ipotesi di compromesso.
La soluzione? Purtroppo anche chi ha delle idee e vorrebbe misurarsi su queste, è necessario imbocchi la strada del consenso delle bocciofile. Il consenso è il presupposto per poter far valere le idee. In caso contrario si deve per forza accettare ciò che sta capitando…Se il consenso se l’è preso che non ha idee…non si può pretendere che qualcuno dia ciò che non ha…